La tentazione del Day Trading
Paolo Tenti
- 27 Agosto 1999


Dopo un lungo periodo di ibernazione, si assiste ad un prepotente ritorno del day trading (inteso come transazione che inizia e si conclude nell’arco della medesima giornata) sul mercato azionario americano. Non si tratta certo di una novità, come dimostra ad esempio la piacevole ed istruttiva lettura del libro Reminescences of a Stock Operator che narra dell’opera del leggendario Jesse Livermore. All’inizio del secolo la nascita di numerosissimi bucket shops, sorta di bettole in cui si scommetteva sulle quotazioni azionarie, testimonia l’importanza di un fenomeno caduto in disuso dopo il 1929.

Tale ritorno è stato favorito da nuove regole introdotte dalla SEC, che hanno abolito il monopolio dei market makers al NASDAQ, mercato che ormai supera giornalmente per volumi il New York Stock Exchange, riconoscendo la validità di mercati elettronici alternativi, i cosiddetti Electronic Communications Networks (ECN). L’obbligo di inserire i migliori prezzi di acquisto e di vendita nel circuito NASDAQ provenienti da qualsiasi ECN ha prodotto una significativa diminuzione dei differenziali denaro-lettera. I più importanti ECN sono Instinet, con una copertura internazionale di 40 mercati ma attualmente rivolto solo agli investitori istituzionali, e Island, che nel giro di pochi anni ha raggiunto una quota del 10% del volume gionaliero del NASDAQ e possiede l’online broker Datek. Acquisti e vendite sul sistema Island hanno luogo senza l’intervento di intermediari, tagliando quindi fuori i market makers. Island è in procinto di ottenere l’autorizzazione ad operare come borsa ufficiale; la società è inoltre intenzionata ad estendere l’attività ai mercati azionari internazionali e al mercato dei futures.

I fondatori di Island hanno avuto un ruolo fondamentale nell’impulso di questi ultimi anni al day trading. Hanno infatti creato lo strumento informatico (chiamato Watcher) che rende possibile a costi accessibili l’intervento diretto sul mercato NASDAQ. Il recente rapporto della North American Securities Administrators Association stima che il popolo dei day traders, composto da circa 5000 individui che operano tramite accesso diretto, effettui circa il 15% delle transazioni giornaliere del Nasdaq. L’analisi condotta su un campione di conti mostra tuttavia come la grande maggioranza dei traders perde pesantemente, fino ad erodere tutto il capitale a disposizione. D’altro canto, costi di intermediazione inferiori e minore possibilità di manipolazione dei prezzi da parte degli intermediari rappresentano un vantaggio solo a condizione di non aumentare la frequenza di intervento sul mercato a livelli tali da rendere quasi impossibile la profittabilità del trading. Nel campione esaminato i costi di transazione incidono per il 56% su base annua rispetto al capitale; sarebbe dunque necessaria una performance lorda del 56% solo per chiudere in pareggio. I sofisticati strumenti informatici, la possibilità di usare gradi elevati di leva finanziaria all’interno della giornata, insieme alle sirene incantatrici dei brokers che incentivano i propri clienti ad essere super-attivi al fine di aumentare I ricavi da commissioni, congiurano spesso ad elevare il numero e l’importo di transazioni ben oltre il livello massimo di sopportazione. Inoltre emergono dall’analisi comportamenti (lasciar correre le perdite e tagliare prematuramente i profitti), tipici di chi non ha sufficiente esperienza o si affida a sistemi di trading non adeguatamente collaudati.

Tali problematiche non sono comunque esclusive del day trading: uno studio di Barber e Odean che apparirà sul Journal of Finance dimostra come, da un esame di 78.000 conti presso un discount broker nel periodo gennaio 1992- gennaio 1997, le peggiori performance siano state realizzate dal quintile degli investitori più attivi. Il periodo coperto dallo studio è comunque antecedente all’introduzione delle nuove regole da parte della SEC e alla notevole riduzione delle commissioni scatenata dall’arrivo degli online brokers. Tuttavia, per poter sfruttare tali benefici è necessario non aumentare oltre i limiti consentiti dai propri sistemi e capacità il numero di transazioni. In particolare, la mia convinzione è che i titoli ad alto potenziale, e quindi caratterizzati da elevata volatilità, necessitino di una frequenza di intervento inferiore, e non superiore, rispetto alla generalità dei titoli.