L’opportunità dei fondi chiusi

Paolo Tenti – 27 Giugno 2000

I fondi chiusi sono società di investimento quotate in borsa. Raccolgono denaro dagli investitori tramite un collocamento in borsa (nel gergo anglosassone Initial Public Offering) e usano tale denaro per invetire in titoli mobiliari (azioni, obbligazioni ordinarie e convertibili). Le azioni di tali società sono quotate sulle principali borse internazionali, e in particolare alla borsa di New York dove sono attualmente disponibili circa 500 fondi chiusi. Tali fondi vengono di solito raggruppati in diverse categorie al variare del tipo di investimento: fondi settoriali, fondi paese, fondi regionali (che raggruppano più nazioni di una data area geografica), fondi globali. Ciascuna categoria può inoltre concentrarsi su investimenti azionari, obbligazionari o bilanciati. I fondi chiusi offrono il vantaggio di non avere commissioni di entrata, consentendo dunque rapide decisioni di disinvestimento nel caso mutino le condizioni che hanno portato ad effettuare l’investimento. Inoltre i gestori di fondi chiusi non sono esposti al flusso di sottoscrizioni e di riscatti e possono, se ne hanno la capacità, mettere a frutto tale caratteristica proprio nei momenti di panico in cui i gestori di fondi aperti sono costretti a liquidare le posizioni.

L’andamento delle quotazioni di un fondo chiuso dipende dalla domanda e dall’offerta per le azioni del fondo, piuttosto che, come nel caso dei fondi aperti, dal valore dei titoli detenuti in portafoglio dai fondi chiusi stessi. Si possono dunque verificare rispetto al loro valore attuale netto (il cosiddetto NAV), ovvero il valore aggiornato dei titoli detenuti in portafoglio, degli scostamenti anche significativi della quotazione del fondo. E qui sta l’opportunità che si presenta in questa fase di mercato: alcuni osservatori giudicano che il livello di sconto, cioè la differenza percentuale tra quotazione del fondo e NAV, abbia raggiunto per la generalità dei fondi chiusi i livelli più alti degli ultimi venti anni. A questa sottovalutazione hanno contribuito vari fattori tra cui il fatto che una volta collocati tali fondi cadono nel dimenticatoio e non sono oggetto di regolari campagne pubblicitarie come avviene per i fondi aperti. In qualche caso la sottovalutazione può derivare da una storia di performance al di sotto del relativo benchmark di riferimento, da implicazioni di carattere fiscale relative ai capital gains su titoli detenuti in portafoglio per lunghi periodi di tempo, da portafogli in cui sono presenti titoli illiquidi o non quotati. Nella generalità dei casi, tuttavia, sconti così ampi come quelli attuali offrono un’opportunità di medio-lungo termine in quanto sono destinati a diminuire o scomparire. Una delle ragioni che potrebbe far diminuire in tempi relativamente brevi gli sconti rispetto ai relativi NAV è legata al recente « attivismo » degli investitori che tramite azioni di modifica degli statuti e successiva conversione in fondi aperti, o vere e proprie « scalate » dei fondi chiusi e successive liquidazioni dei portafogli sono spesso riusciti a fare chiudere la forbice tra quotazione del fondo e valore intrinseco delle partecipazioni.