Dean e Masayoshi
Paolo Tenti
- 25 Giugno 1999


La copertina dedicata al fondatore della Softbank, società giapponese di cui ho parlato nel numero di maggio, da parte di Forbes ha provocato in me una duplice reazione: mi ha fatto dapprima pensare a Dean LeBaron e poi alla necessità di eliminare o perlomeno alleggerire dai portafogli le azioni Softbank (di cui ho parlato il 22/4/99).

E’ necessaria anzitutto una divagazione sull’amico Dean: uno dei personaggi più influenti nella creazione delle moderne tecniche di gestione. Fondatore nel 1969 della Batterymarch Financial Management di Boston, società di gestione istituzionale che ha avuto un ruolo fondamentale nell’applicazione della modellistica finanziaria e della tecnologia informatica ai mercati azionari internazionali, dal suo buen retiro tra New England e Alpi svizzere Dean snocciola perle di saggezza finanziaria e di vita con ritmi e tecnologie degni di un giovane hacker. Il suo sito www.deanlebaron.com rappresenta un punto di riferimento per chiunque voglia approfondire quelli che saranno i percorsi futuri dei mercati finanziari, come ad esempio lo sviluppo di nuovi stili di gestione derivanti dal fenomeno Internet, in quello che lui definisce Virtual Investment Management. Per me e per molti dei partecipanti al seminario del settembre 1987 in cui ho conosciuto Dean, la sua presentazione ha rappresentato un’autentica folgorazione sulle infinite possibilità offerte dai metodi quantitativi e dall’informatica nelle decisioni sugli investimenti. A distanza di molti anni tali metodi ci hanno consentito di individuare il titolo Softbank l’estate scorsa e quindi con notevole anticipo rispetto a chi utilizza approcci più tradizionali.

Cosa c’entra Masayoshi Son, proprietario della Softbank, con Dean? Uno degli innumerevoli tentativi pionieristici verso la fine degli anni ’80 (nel caso specifico tentativo abortito viste le difficoltà di messa a punto con le tecnologie dell’epoca) era stato dedicato al riconoscimento via computer dei giudizi espressi sulla stampa e sui periodici in una logica da contrarian: compito del programma era quello di valutare il tenore dei giudizi espressi e la rilevanza della notizia. Quando l’informazione positiva o negativa su un dato titolo azionario diveniva di dominio pubblico ed assumeva rilevanza relativamente all’azione considerata si rendeva necessario un intevento di segno opposto sul mercato. Una cover story su Forbes equivale ad un sell se di segno positivo o ad un buy se di segno negativo. Da quando è stato menzionato su M. (Maggio '99) il titolo è salito di oltre il 70% e si è quadruplicato dall’estate scorsa: seguire l’approccio di fine anni ’80 di Dean non è forse una cattiva idea.