A corto di Short
Paolo Tenti
- 25 Aprile 2000


La A. W. Jones Group, fondata nel 1949, è stata la prima entità ad essere qualificata come  hedge fund. Tale appellativo derivava dalla strategia del fondo di prendere posizioni "corte" in determinati settori in aggiunta ai normali investimenti azionari. Nel gergo di borsa anglosassone andare corti (going short) significa vendere un'attività finanziaria che non si possiede nella speranza di riacquistarla a prezzi più bassi in futuro. Se un investitore prevede che una determinata azione scenderà di prezzo, può vendere il titolo pur non possedendolo. In seguito, quando il corso dell’azione sarà effettivamente sceso, acquisterà il titolo che deve consegnare al compratore a un prezzo più basso. Il fondo Jones è stato il primo a teorizzare i vantaggi derivanti dall'avere allo stesso tempo posizioni corte e lunghe, riducendo quindi l'esposizione netta all'investimento azionario. Se la scelta dei titoli su cui investire da un lato, e su cui vendere allo scoperto dall'altro, viene effettuata in modo efficace si può verificare la situazione ideale in cui ambedue le strategie producono profitti. Anche nel caso in cui ciò non si verifichi rimane il beneficio di una minore esposizione al rischio rispetto ad un portafoglio "solo long". Portando all'estremo tale strategia finanziaria si possono costruire dei portafogli "neutrali" in cui l'esposizione netta all'investimento azionario è pari o vicina allo zero, mirando a lucrare solo ed esclusivamente sulle divergenze di performance delle posizioni long e short.

A livello di sistema finanziario, l'esistenza di investitori istituzionali specializzati nell'individuare e trarre profitto dalle sopravvalutazioni di singoli titoli o di interi settori azionari porta ad un importante ruolo di stabilizzazione e limitazione degli eccessi di valutazione.  Tale ruolo è soprattutto utile nelle fasi di panico sui mercati, in cui di solito si verificano significativi flussi di acquisto sui titoli che sono stati più decimati, al fine di ricoprire le posizioni scoperte.

Un'anomalia del mercato azionario italiano è l'assenza di vendite allo scoperto. Con il passaggio dagli agenti di cambio all'egemonia delle banche nell'intermediazione azionaria lo short è quasi totalmente sparito dalla borsa italiana. Le banche si trincerano dietro a difficoltà procedurali del prestito di azioni, necessario per coprire le vendite allo scoperto, e ad una protezione dai rischi, potenzialmente illimitati, legati allo short.  Preoccupazione quest'ultima manichea in quanto con una mano negano la possibilità dello short e con l'altra offrono, rigorosamente solo in acquisto, i covered warrants put, con i ben noti svantaggi dello strumento. E l'investitore individuale italiano che volesse imitare la strategia di protezione del rischio dei portafogli neutrali cosa può fare? Presso tutti gli on-line brokers anglosassoni è possibile andare short con il semplice click di un mouse, nel caso in cui fossero quotati gli ADR anche sulle azioni italiane.