Covered Warrants? No, grazie!
Paolo Tenti
- 6 Dicembre 1999


Evito di spiegare cosa siano i covered warrants, visto che come il sottoscritto anche chi legge sarà tempestato dalla pubblicità di banche che offrono tali prodotti. L'ammontare degli investimenti pubblicitari può già essere considerato un primo campanello di allarme per l'investitore. Per quale ragione gli istituti bancari spendono una consistente parte dei loro budget pubblicitari su prodotti di una complessità tecnica e di non immediata comprensione quali i covered warrants? La risposta non può che essere, vista l'avvedutezza dei managers bancari, negli alti margini di profitto offerti da tali prodotti. Non è un caso che i covered warrants, e più in generale i cosiddetti prodotti strutturati, siano più sviluppati in quei mercati finanziari (Germania, Svizzera, Italia per citare i più importanti) dominati dalle banche, ovvero dove non esiste un insieme di società di gestione e di intermediazione indipendenti. Tali prodotti risultano essere quasi del tutto assenti dai mercati più maturi (Nord America, Gran Bretagna e Giappone).

Vediamo ora l'altra faccia della medaglia. Da un lato ci sono le banche che vendono prodotti proprietari, pur se quotati in borsa, e dall’altro c’è il pubblico dei risparmiatori che acquista. Pur non essendo in linea di principio proibito, al pubblico non è concesso di vendere questi strumenti allo scoperto, cioè senza prima averli comprati. Non esistono dunque le condizioni perchè si crei un vero mercato con compratori da una parte e una pluralità di venditori strutturali dall'altra parte. Si presenta quindi il rischio concreto che le valutazioni di tali strumenti scontino livelli di volatilità implicita, e quindi di onerosità, molto più elevata rispetto a strumenti succedanei quali le opzioni su futures di indici di borsa e le opzioni sui singoli titoli azionari quotate alle borse valori e borse futures. Non è nemmeno il caso di introdurre nel discorso i modelli di valutazione delle opzioni (Black-Scholes e sviluppi successivi). La ragione per cui i covered warrants sono spesso molto più onerosi di strumenti ufficiali emessi da una borsa è legata alla mancanza di venditori strutturali di tali strumenti, in aggiunta alla banca emittente, che impedisce operazioni di arbitraggio qualora uno strumento si trovi fuori linea in termini di prezzo. Inoltre, invece di un unico mercato si creano numerosi mercati paralleli nei quali le diverse banche emittenti sono le uniche ad effettuare l'attività di market maker. Viceversa, sugli strumenti emessi dalle borse si concentrano gli sforzi di più operatori, i quali agiscono con logiche ed obiettivi diversi gli uni dagli altri contribuendo a rendere il mercato più liquido ed efficiente.

In conclusione, la mia opinione è che nelle condizioni attuali i covered warrants siano strumenti da evitare in quanto spesso ci si trova di fronte ad un mercato illiquido, frammentato e unidirezionale. Laddove esista l'alternativa, è preferibile utilizzare opzioni su azioni e su futures quotati su borse ufficiali.